p 43 .

Paragrafo 3 . La spartizione delle Americhe.
     
Se  la penetrazione europea in Asia, l dove sopravvivevano antichi  e
fiorenti  imperi, si presentava complessa e rischiosa, nel  continente
americano  l'espansionismo occidentale non aveva incontrato  soverchie
difficolt per imporsi.
     Le  organizzazioni  statali  di un certo  rilievo,  quelle  degli
aztechi e degli incas, erano state distrutte al primo contatto  con  i
conquistatori  spagnoli, mentre le loro risorse erano state  asservite
alle  esigenze  della  corona  iberica. I quattro  vicereami  spagnoli
continuavano  ad  amministrare gli immensi territori compresi  fra  il
Messico ed il Cile, e la Casa de Contractacion regolava l'afflusso dei
metalli  preziosi e delle merci che approdavano al porto di  Siviglia,
e,  quando questo fra il Seicento e il Settecento si interr, a quello
di Cadice. Soltanto verso la fine del Settecento, il monopolio statale
sui prodotti coloniali sarebbe terminato.
     Il  Portogallo,  invece, si era attestato in Brasile,  fondandovi
successivamente un vasto vicereame ed impiantandovi grandi piantagioni
di  canna  da  zucchero e di caff, che necessitavano  di  una  sempre
maggiore  quantit  di  manodopera, per la  quale  si  faceva  ricorso
all'importazione di schiavi dall'Africa. L'Olanda,  dopo  che  un  suo
tentativo di insediarsi sulle coste brasiliane
     
     p 44 .
     
     [Cartina  non riportata: Il dominio coloniale europeo  alla  met
del secolo diciottesimo].
     
     p 45 .
     
     era  stato  respinto, aveva indirizzato le proprie mire coloniali
pi a nord, sul territorio noto come Guiana.
     Un  radicamento cos tenace del dominio spagnolo e portoghese  in
America  latina,  che  si  prolungava senza soluzione  di  continuit,
mentre  dovunque  imperava  la  potenza  inglese,  suscita  un  dubbio
legittimo:  per quale ragione l'Inghilterra, che si era  sostituita  a
tutte  le  altre potenze commerciali in Asia, lasciava  a  spagnoli  e
portoghesi le ancora fruttuose colonie sudamericane?
     In  realt  l'Inghilterra  traeva  ugualmente  cospicui  vantaggi
economici dai possessi iberici e portoghesi, senza alcuna necessit di
impadronirsene; infatti dopo la guerra di successione spagnola,  aveva
ottenuto  il  monopolio della tratta degli schiavi, che  rivendeva  in
tutta l'America, ed aveva libero approdo nei porti lusitani, grazie ad
un trattato firmato nel 1703.
     Particolari  istituzioni  coloniali,  improntate  ad  un  maggior
rispetto  per  gli  indios,  vennero  realizzate  in  alcune   regioni
dell'America meridionale, fra Argentina, Brasile e Paraguay, ad  opera
dei  gesuiti.  Questi  ultimi infatti, grazie alle  concessioni  della
monarchia   spagnola,   che   desiderava  inquadrare   socialmente   e
religiosamente gli indios ancora nomadi, nei primi anni  del  Seicento
fondarono  vaste  comunit  agricolo-artigianali  autonome,   chiamate
reducciones   (1607-1767).  Basate  sulla  pratica  della   preghiera,
sull'apprendimento  graduale del lavoro e sulla  comunanza  dei  beni,
tali  centri  corrispondevano all'ideale di  vita  cristiana  promosso
dall'ordine   gesuita   ed   erano   sottoposti   alla   giurisdizione
ecclesiastica,  anche  se  agli  indios  era  concessa  una  sorta  di
autogestione politica ed amministrativa.
     Le   reducciones,   concentratesi  soprattutto   nel   territorio
paraguaiano  abitato dalla trib guaran, oltre a  costituire  per  le
potenze  coloniali  europee pericolosi esempi di un'economia  di  tipo
alternativo  e di colonizzazione dal volto umano, sottraevano  schiavi
ai  razziatori  e  manodopera servile ai coloni.  Perci  da  un  lato
venivano  sottoposte a continue incursioni da parte  dei  mercanti  di
schiavi  brasiliani, e dall'altro dovevano subire le  pressioni  e  le
lamentele della classe dirigente locale. Quando, nel 1750, la  regione
dei  guaran  pass  dalla corona spagnola a quella  portoghese,  esse
entrarono   in  una  crisi  definitiva.  Determinante  fu  infine   la
soppressione  dell'ordine dei gesuiti, decretata  dal  Portogallo  nel
1759  e  dalla Spagna nel 1767 nell'ambito dei provvedimenti  volti  a
limitare  il  potere  della  Chiesa: i gesuiti,  espulsi  da  tutti  i
territori   portoghesi  e  spagnoli  comprese  le  colonie,  dovettero
abbandonare al loro destino anche le reducciones, nonostante un ultimo
vano tentativo di resistenza.
     La  colonizzazione dell'America settentrionale era stata lasciata
dagli spagnoli all'iniziativa di Francia ed Inghilterra, che nel corso
del  secolo sedicesimo avevano incaricato esploratori come  i  Caboto,
Cartier e da Verrazzano di cercare a nord un passaggio verso le Indie.
     I  primi  insediamenti  inglesi in  territorio  nordamericano  si
erano  tuttavia  realizzati  soltanto a partire  dai  primi  anni  del
Seicento.  Alla  prima  colonia,  la Virginia,  dedicata  alla  regina
Elisabetta  dal  navigatore  Sir  Walter  Raleigh,  che  aveva   visto
svilupparsi  la  citt  chiamata Jamestown in  onore  del  re  inglese
Giacomo,  si erano successivamente aggiunte il Maryland, una sorta  di
feudo  regio concesso ad un nobile inglese, e, pi a settentrione,  la
Nuova  Inghilterra, fondata e popolata da puritani, che  fuggivano  le
persecuzioni degli
     
     p 46 .
     
     Stuart. Successivamente coloni inglesi guidati dal duca di  York,
fratello  di  re Carlo secondo, avevano conquistato agli  olandesi  il
territorio di Nuova Amsterdam, ribattezzandolo New York.
     I  francesi  si  erano attestati fin dai primi  anni  del  secolo
diciassettesimo  nei  territori del Canada; la  loro  comunit,  molto
inferiore di numero a quella inglese, era composta prevalentemente  da
cacciatori e da mercanti di pellicce. Partendo dall'estremo  nord,  la
colonizzazione francese si era poi spinta progressivamente verso  sud,
seguendo  il  fiume  Mississippi,  e  nel  1718  aveva  portato   alla
fondazione  di  New Orlans. Quell'immenso territorio interno  bagnato
dal    grande   fiume   americano,   chiamato   Louisiana   nel   1682
dall'esploratore  Robert de La Salle in onore  del  Re  Sole,  avrebbe
subto  molte vicissitudini; ceduto alla Spagna nel 1762, poi  ripreso
da  Napoleone, esso sarebbe stato definitivamente venduto  agli  Stati
Uniti  nel  1803  ed avrebbe dato origine a numerosi stati.  Sconfitta
nella  guerra dei Sette anni (1756-1763, vedi capitolo Due,  paragrafo
5),  che  si  combatt,  oltre  che in  Europa,  anche  nelle  colonie
asiatiche,  africane  e  americane,  la  Francia  venne  completamente
estromessa dall'America settentrionale.
     La   penetrazione  coloniale  nei  territori  nordamericani  ebbe
effetti disastrosi per le popolazioni indigene.
     I  circa due milioni di quelli che sarebbero passati popolarmente
alla  storia  con il nome di "indiani" (cos erano stati chiamati  nel
quindicesimo  secolo  dagli europei convinti di  essere  giunti  nelle
Indie) o "pellerossa" (dall'abitudine di alcune trib a dipingersi  il
corpo  con  ocra rossa) erano in realt suddivisi, nonostante  che  si
tenda   spesso   ad  appiattirne  le  caratteristiche   culturali   ed
economiche,  in  centinaia di trib differenti per lingua,  costumi  e
tipi  di  insediamento.  Inizialmente ben  disposti  verso  i  coloni,
allorch   ne   compresero   le  reali  intenzioni   espansionistiche,
cominciarono  una  guerra  che durer fino alla  fine  dell'Ottocento,
quando   la   resistenza  delle  ultime  trib  sar   sanguinosamente
soffocata.
     Generalmente  meglio disposte verso i francesi, i cui  missionari
si  sforzavano  di comprenderne la lingua e la cultura, piuttosto  che
verso  gli inglesi, le trib indiane degli uroni, dei mohicani e degli
irochesi finirono comunque per essere coinvolte e strumentalizzate  in
guerre a loro del tutto estranee come quelle anglo-francesi. La tenace
ostilit  alla colonizzazione europea e la strenua combattivit  port
tutti  gli indiani, dai meridionali pueblo ai settentrionali irochesi,
a  rifuggire  da  ogni tentativo di integrazione  da  qualsiasi  parte
provenisse,  rallentando con una ostinata quanto vana contrapposizione
armata l'avanzamento coloniale nei loro territori.
